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Sintesi.

Se il figlio del Barbarossa, Enrico sesto, era riuscito ad allargare i
confini  dell'impero  fino  alla  Sicilia  grazie  al  matrimonio  con
Costanza  d'Altavilla,  suo figlio Federico  secondo,  un  uomo  dalla
multiforme  cultura,  fece del regno meridionale  l'asse  dell'impero,
dotandolo di strutture statali accentrate, ed introducendovi  elementi
del diritto romano.   (Paragrafo 1).
Ben  presto  le  ambizioni  territoriali di Federico,  che  desiderava
riprendersi    l'egemonia   sull'Italia   centro-settentrionale,    si
scontrarono  con  quelle della Chiesa e con la  gelosa  autonomia  dei
comuni. Non fu sufficiente all'imperatore partecipare con successo  ad
una   crociata:  mentre  la  Chiesa  lo  colpiva  con  scomuniche   ed
interdetti, i comuni italiani si riorganizzavano nella lega  lombarda,
ingaggiando  con  le  forze  imperiali scontri  dagli  esiti  diversi,
tuttavia mai decisivi.   (Paragrafo 2).
Alla  morte  del  prestigioso imperatore fu un  suo  figlio  naturale,
Manfredi,  a  prenderne l'eredit in Italia ed a  continuarne  l'opera
come re di Sicilia, scatenando guerre e conflitti che si conclusero in
Toscana con la disfatta della guelfa Firenze, e la minaccia della  sua
distruzione.   Ma  un  papa  di  nascita  francese,   Urbano   quarto,
approfittando  dello stato giuridico del regno di Sicilia,  da  sempre
considerato  vassallo  della  Chiesa, ne  affid  la  reggenza  ad  un
ambizioso  principe  francese, Carlo d'Angi,  che,  con  una  costosa
spedizione,  discese  in  Italia  e,  appoggiato  dai  comuni  guelfi,
sconfisse prima Manfredi, poi il nipote di lui Corradino. Con la  loro
morte  la casata sveva degli Hohenstaufen si estingueva. La conduzione
del  regno  da  parte degli Angioini, predatrice ed improntata  ad  un
particolarismo  di  tipo  feudale, suscit  vivaci  reazioni,  che  in
Sicilia   sfociarono  in  una  rivolta  generale,  detta  dei  "vespri
siciliani".  In  aiuto  dei siciliani accorsero i  sovrani  aragonesi,
imparentati con la casata degli Hohenstaufen, che tolsero l'isola agli
Angioini.  Il regno che era stato di Federico secondo veniva  spezzato
in due tronconi.  (Paragrafo 3).
Intanto l'impero era entrato in una sorta d'interregno, caratterizzato
dalle  lotte  incessanti  dei feudatari  per  la  carica  imperiale  e
dall'ascesa  al trono di imperatori di scarso prestigio; tale  periodo
termin  con  l'avvento di una casata, quella degli Asburgo,  che  nei
secoli  successivi  si sarebbe affermata come una  delle  pi  potenti
dinastie d'Europa.   (Paragrafo 4).
Nei comuni dell'Italia centro-settentrionale il governo dei consoli si
dimostr  incapace  di  frenare le lotte di fazione.  Si  fece  allora
ricorso ad un magistrato esterno, al di sopra delle parti, che sopisse
le  violenze:  il  "podest". In molti comuni il  ceto  mercantile  ed
artigianale  in ascesa elesse un proprio magistrato, il "capitano  del
popolo",  in  concorrenza con il podest, che era  invece  espressione
dell'oligarchia  nobiliare. Il perdurare dei conflitti  interni  e  la
lotta  fra  i  comuni per la conquista del contado  favorirono  quindi
l'affermazione della "signoria", ossia il dominio di un signore, o  di
una famiglia, trasmissibile per eredit.
Soltanto Firenze e Venezia, citt caratterizzate dalla presenza di  un
attivo  e potente ceto mercantile, si sottrassero al regime tirannico,
l'una  affidandosi ad un governo basato sulle principali corporazioni,
l'altra  costituendo un sistema politico oligarchico, dominato  da  un
ristretto numero di famiglie di ricchi mercanti, ed al cui vertice  si
collocava il "doge".  (Paragrafo 5).
